cos'è casa mia?

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mercoledì 24 aprile 2013

Pizza bianca, tipo romana


Quando nel '97 mio marito - allora findanzato!:-) - ebbe notizia di aver vinto il concorso all'Istat e doveva trasferirsi da Milano - dove stava lavorando - a Roma, non ho potuto fare a meno di tirare un sospiro di sollievo. A Milano non volevo proprio andare a vivere.... Sicuramente ha i suoi vantaggi vivere a Milano, ma nella vita ho altre priorità! La verità è che saremmo rimasti volentieri a Bologna, dove avevamo studiato, ma alla fine il destino ci ha portati a Roma. 
Ero preoccupata di ciò. Ho sempre pensato a Roma come una città caotica, dove i servizi non sono eccellenti, chissà chissà.... ma a Roma basta venirci una volta per sentirsi a casa propria! E tutte le volte che mi capita di tornare al centro, tra il Colosseo, i Fori Imperiali, P.zza di Spagna, Piazza Navona, Fontana di Trevi... me ne innamoro! Tutte le volte! 
Roma è come una donna meravigliosa, bella, piena di pregi e di difetti! E' proprio umana! Ti fa arrabbiare e ti fa innamorare ad ogni passo..... 
E quando è ora di mangiare qualcosa, cosa c'è di meglio di una pizza bianca romana? Nessuno può resistere! Non sarà salutare, ma se passo al forno un pezzetto la devo sempre prendere e mangiarla subito! Vabbè, poi magari faccio il giro largo per tornare a casa e anche le scale, per smaltire!!!:-) 
Ci avevo provato altre volte a prepararla. Ma stavolta è stata quella giusta! Ho avuto lo spunto da una cena in cui un papà ha preparato un impasto di pizza che mi è piaciuto molto, l'ho riadattato e questo è quello che è venuto fuori! 
Sono veramente soddisfatta. L'ho preparata una domenica mattina in vista di un pic-nic al Parco della Caffarella e la passo anche a voi, così in vista del lungo ponte e sperando che il tempo ci assista, potete, se volete, prepararla anche voi! 
Ho scritto "tipo romana" perchè non posso assicurare che questa sia la ricetta originale visto che l'ho riadattata alle mie conoscenze. Ma vi assicuro che gli assomiglia moltissimo per sofficità e sapore. Esistono però molte varianti in base alle zone e al forno: bassa, alta, croccante o soffice. 


Ingredienti per 1 teglia da forno

400 gr di manitoba (io Lo Conte) 
200 gr di farina di grano duro (io Conad) 
90 gr di lievito madre rinfrescato almeno 2 volte
420 gr di acqua 
1 cucchiaino di zucchero
10 gr di sale
20 gr di olio evo + quello per la teglia e per condire

rosmarino
sale grosso

Ho impastato il sabato pomeriggio. 
Impasto col Bimby. 
Mettere nel boccale l'acqua tiepida, il lievito madre e lo zucchero: far sciogliere 1 minuto a vel. 3. 
Aggiungere le farine e impastare: 10' vel. Spiga. Passati i primi 5' aggiungere l'olio e lasciarlo assorbire. Aggiungere il sale negli ultimi 2'. Tirare fuori l'impasto, formare una palletta e metterlo a lievitare. Dopo circa 8h fare le pieghe - come qui. Lasciare riprendere la lievitazione per qualche ora, poi coprire con pellicola e riporre in frigo nel ripiano basso. 
La mattina tirare fuori dal frigo l'impasto e lasciare che riprenda la temperatura ambiente per qualche ora. Stendere in una teglia unta con olio e fare in modo che lo spessore sia omogeneo. 
Lasciar rilievitare ancora qualche ora. Quindi scaldare il forno al massimo della temperatura, ventilato. Nel frattempo sprofondate le punta delle dita nell'impasto per creare delle fossette e spargete sulla superficie poco sale grosso. In una ciotola mettete due cucchiai di olio evo e allungate con acqua - circa il doppio o di più. Quindi versate sull'impasto più omogeneamente possibile. Se vi piacciono mettete anche qualche aghetto di rosmarino. 
Infornate appena il forno ha raggiunto la temperatura, abbassandola a 220° per i primi 10'. Quindi a 200° finché la pizza non assume un bel colore dorato. 


Mangiatela bianca o farcitela a piacere. La mortadella è "la morte sua", ma questa pizza si adatta ad essere farcita con ciò che vi piace di più. Una variante, a tempo debito, è quella di prepararla con prosciutto crudo e fichi. A Nemi la preparano anche con la confettura di fragoline di bosco; alle feste dei bambini anche con una famosa crema di cioccolata e nocciole: indovinate cos'é? 

Preparate la base, usate la fantasia e buone gite fuori porta a tutti! 

Alla prossima! 
Maria Luisa:-) 







venerdì 19 aprile 2013

Cornetti al cioccolato di zio Piero


L'arrivo improvviso del caldo mi ha costretta a fare un cambio di stagione in fretta e furia, almeno per i bambini. Fino a questo momento sono sempre riuscita a non farmi prendere in contropiede perchè approfitto puntualmente degli sconti per prendere almeno due tre cambi di una taglia in più per l'anno successivo per averli pronti in situazioni come queste: freddo o caldo improvviso. Ma quest'anno a spiazzarmi è stato Riccardo! Vado a prendere le scatole che avevo messo via l'autunno scorso e sopra c'era scritto: Primavera-Estate Bambini, 6-7 anni, no 8 anni! Ahia, cominciamo male! Questo vuol dire che lo scorso anno probabilmente non avevo trovato nulla della sua taglia. Il giorno dopo gli faccio mettere un pantalone 7 anni che è probabile gli andasse bene solo perchè "usato" e corro a comprare qualcosa in un outlet vicino. Prendo taglia 8 - Riccardo compie 8 anni a Luglio - e torno a casa convinta di aver risolto! Si, risolto, a metà! Nel senso che le tute ok, ma le cose estive e le magliette... sembrava un insaccato! Gli provo i pantaloncini e gli chiedo:"Li senti stretti?" "Uhm, medio, diciamo 'mediocre'!" "Vabbè, non è il caso! meglio se prendiamo la taglia più grande (10 anni). Mi chiede:"Ma nonno Nunzio dove li trovava i vestiti di taglia 101 anni?" 

Avete presente gli armadi durante i cambi di stagione? E con i bambini - metti da parte quello che va ancora bene, metti via da dare a questa o a quest'altra amica perchè il prossimo inverno saranno piccoli etc. etc... Scrivi quello che manca... ohi, che fatica! Ma il sole inonda casa, il caldo un po' sfianca, ma è molto piacevole dopo tanta pioggia. Stamattina dopo una stirata di più di due ore, mi sono concessa una pausa con cappuccino sul mio balcone finalmente pieno di fiori dopo un'altra mattinata trascorsa a fare giardinaggio: 10 minuti col sole in faccia sulla mia sedia a dondolo! E proprio in quel momento ho ripensato a questi cornetti - mi sarebbe piaciuto averne uno da gustarmi col cappuccino - visti da zioPiero e rifatti da lì a qualche giorno! E quindi ve li propongo: magari durante il week end o durante il prossimo lungo ponte troverete il tempo di rifarli, per allietare la vostra colazione e quella dei vostri cari!:-) Sono fantastici! 


Per la "pasta brioche"
500 gr di manitoba
80 gr di latte
10 gr di lievito di birra
3 uova
80 gr di zucchero
12 gr di liquore all'arancia (io Cointreau) 
25 gr di miele d'arancia
8 gr sale
100 gr burro

Crema da forno al cioccolato - Ricetta dello Ziopiero
100 gr di latte
60 gr di panna
2 tuorli
80 gr di zucchero
10 gr di fecola di patate
2 cucchiai di cacao
50 gr di cioccolato fondente al 70%
scorze d'arancia

Procedimento col Bimby. 
Ho preparato prima di tutto la crema. 
Mettere nel boccale lo zucchero e le scorze d'arancia. Polverizzare: 10'' vel. 9. Ho aggiunto i tuorli e li ho fatti montare con lo zucchero: 3' vel. 3-4. Ho aggiunto quindi la fecola, il cacao,  il latte e la panna e fatto cuocere 5', 80°, vel. 4. Quando la temperatura era già a 60° ho aggiunto dal foro il cioccolato spezzetato. A fine cottura tenere da parte. 

Lavare il boccale per procedere all'impasto dei cornetti. 
Mettere il latte e portare a temperatura 37° - è necessario meno di 1', vel. soft. Aggiungo il lievito di birra e far sciogliere: qualche secondo vel. 3-4. Con le lame in movimento a vel. Spiga aggiungo qualche cucchiaiata di farina dal totale fino ad ottenere una cremina densa - tipo impasto ciambellone morbido. Spengo, spolvero con qualche altra cucchiaiata di farina, cercando di coprire tutta la superficie e lascio dentro al boccale, chiuso. 
Dopo circa mezzora si formeranno delle crepe sopra l'impasto. A questo punto aggiungete tutti gli altri ingredienti - tranne il burro - e fate incordare. Saranno necessari almeno 12-15' vel. Spiga. Quindi, continuando ad impastare a vel. Spiga, aggiungete dal foro il burro, appena ammorbidito, poco per volta, fino a completo assorbimento. Alla fine deve risultare un impasto liscio. Per dettagli più tecnici passate dallo zioPiero!:-) 
Lasciate raddoppiare.


Come al solito divido l'impasto pesandolo in modo che i cornetti siano tutti uguali - più o meno! Li ho fatti di circa 80 gr. l'uno e ne sono venuti 12. 
Stendere in modo da formare un triangolo, spalmare un po' di crema al cioccolato e richiudere il cornetto. 
Sistemare in una teglia da forno, piuttosto distanti perchè durante la cottura si gonfiano, spennellare con gli albumi rimasti della crema a cui aggiungerete poco latte, e cuocere a 180° per circa 10'-15' o finché non avranno preso un bel colore dorato (può dipendere dal forno). Lasciateli raffreddare e spolverateli con zucchero a velo. 

Li ho impastati di pomeriggio e tra una cosa e l'altra li ho infornati alle 11.00 di sera, quando ormai erano tutti andati a dormire. 
Mi piaceva l'idea di far trovare questa delizia la mattina dopo a maritino e pargoli:-) Ma bisognava fare la prova e vedere se erano buoni... avevate dubbi? 
E' vero, si avvicina la prova costume, ma io sono come Oscar Wilde... "resisto a tutto, tranne che alle tentazioni!". 
E la prossima volta, su richiesta dei pargoli, li proviamo con la crema bianca. Grazie zio Piero! 

PS: se non li mangiate tutti insieme potete congelarli o tenerli in un sacchetto chiuso ermeticamente in frigo. La mattina metteteli nel microonde o - come faccio io - in un padellino con carta forno e coperchio, con la fiamma al minimo: 5' e tornano morbidi come appena sfornati! 

Alla prossima! 
Maria Luisa:-)






lunedì 15 aprile 2013

Rifatte senza glutine: lo sfincione palermitano


Eccola la mia ultima sfida "senza glutine"! 
Come ho già detto anche in altre occasioni, non sono celiaca, ma colgo sempre l'occasione per nuove sfide e perchè no, per testare ricette che mi permettano di essere preparata per invitare a cena un celiaco. E poi diciamolo: non è che se ogni tanto mangiamo cose senza glutine ci fa male. 

"Esclusivi ed Esclusi" di Julio Padron
E' possibile tradurre in arte quello che oggi "subisce" chi scopre di essere intollerante al glutine? Perchè anche a loro ho pensato quando ho visto questo quadro del mio amico Julio Padron, di cui vi avevo già parlato anche qui
Il titolo del quadro è "Esclusivi ed Esclusi". 
Ho avuto la fortuna di avere la descrizione del pensiero che ha dato vita a questo quadro direttamente da Julio. Un pensiero molto articolato, che cercherò di riassumere qui. 
Ognuno di noi ha un destino, che inizia nel momento della fecondazione. Perchè proprio in quel momento esiste una selezione: lo spermatozoo più veloce che raggiunge l'ovulo da fecondare dà vita ad un essere unico, con un DNA che dice tutto. Ma la vita è fatta anche di situazioni ambientali e di circostanze in cui ci troviamo a vivere e che ci permettono di stare dalla parte degli "Esclusivi o degli Esclusi". 
Questo è proprio quello che potremmo dire di noi stessi o di personaggi storici, perchè col senno di poi realizziamo che alcune cose accadono perchè una persona si è trovata al posto giusto nel momento giusto o al posto sbagliato nel momento sbagliato. Così, per una caratteristica probabilmente già prevista nel DNA, i celiaci che oggi vivono nel nostro paese fanno parte degli "Esclusi". "Esclusi" perchè vivono in un paese dove il glutine è presente nella maggior parte dei prodotti più consumati nella nostra dieta: pasta, pane, pizza, e vari derivati, compresi i dolci. Magari a vivere in Oriente non avrebbero avuto questi problemi... E chi non ha questo problema sono, dal loro punto di vista, "gli esclusivi", quelli che non devono preoccuparsi se anche nello zucchero a velo ci sta la "spiga barrata". E non possono neanche pensare di mangiare fuori ovunque! Nè tanto meno di andare a fare un giro in una rosticceria palermitana e addentare uno sfiziosissimo sfincione. 


Tuttavia, in barba a tutte le congiunture astrali che portano un celiaco a vivere in un paese glutinoso e famoso per le meraviglie che riesce a portare in tavola, i celiaci non si arrendono e provano e riprovano a riproporre stesse pietanze, della medesima bontà, senza glutine. Perchè questo sfincione preparato con la ricetta di Stefania, è stata non solo una sfida per me, ma una scoperta eccezionale. Sparito nel giro di un "click". 
Non ho fotografato il passo passo perchè io stessa cominciavo a pensare che non sarei riuscita a farci nulla. Mi ero anche un po' demoralizzata. Ma quando l'ho sfornato.... che soddisfazione! Mai arrendersi.... 

Ingredienti per la base:

350 gr di maizena
400 gr di farina di riso finissima (io Lo Conte)
40 gr di lievito di birra fresco (io ho usato 100 gr di lievito madre + 5 gr di lievito di birra)
60 gr di burro (o strutto)
15 di sale 
450 gr di latte

olio per ungere la teglia

per il condimento:
600 gr circa di pomodoro pelato (io polpa fatta in casa)
300 gr di cipolla
olio evo
caciocavallo o pecorino
origano
4 filetti di acciuga
pane grattugiato tostato (io semi di sesamo) 

Ho seguito un procedimento diverso rispetto a Stefania. 
Ho impastato nel Bimby. Ho messo a scaldare il latte per qualche minuto, portandolo a temperatura di 37°. 
Ho aggiunto il lievito madre e fatto sciogliere: qualche secondo a vel. 3. Ho miscelato le due farine e le ho aggiunte al latte: 4', vel. spiga. Dopo due minuti ho aggiunto dal foro del coperchio il burro morbido a pezzetti, e infine il sale. L'impasto è venuto morbido, ma compatto e visto che non utilizzo queste farine tutti i giorni mi sono lasciata convincere che andava bene. Dico così perchè avevo pensato di impastare venerdì sera per farlo sabato sera. Ma la mattina dopo era più o meno come l'avevo lasciato. E intorno a mezzogiorno, quando erano passate più di 12 ore, ho deciso di mettere ancora nel Bimby poco latte a scaldare - circa 40gr - in cui ho fatto sciogliere 10 gr di lievito di birra, aggiunto l'impasto e l'ho fatto lavorare per 2' sempre a vel. spiga. A quel punto l'impasto era piuttosto morbido, tipo frolla montata. Lì per lì mi convinco di non aggiungere altra farina e riprovare con questa consistenza. Dopo qualche ora cominciava a crescere. Non è esattamente raddoppiato, ma siccome dovevo uscire e volevo lasciare già pronto, ho deciso di cuocerlo. Quindi ho proceduto come da indicazioni di Stefania. Ho utilizzato due teglie da forno, prendo l'impasto che si rompe nelle mani... andiamo bene! Mi sa che stavolta non partecipo alle "Rifatte senza glutine"! Vabbè, procedo! Come dicevo: metto dell'olio nella teglia, lo spalmo con le mani partendo dal centro, così allo stesso tempo mi ungo le mani io stessa, metto l'impasto che come per magia si compatta e scivola sull'olio e si "accomoda" nella teglia come fosse stata sempre casa sua!:-) Uhmmm.... Vabbè, procediamo, non sono tanto convinta. Avvolgo la teglia nella pellicola e nel frattempo preparo il sugo. 
Metto in una padella l'olio e la cipolla affettata. Faccio appassire e aggiungo il pomodoro. Aggiungo anche poca acqua e il sale e lascio cuocere 20'. Il sugo secondo me è meglio un po' più acquoso così durante la cottura in forno non si secca troppo. Quindi condisco l'impasto che nel frattempo era diventato soffice soffice, aggiungo l'origano e il caciocavallo palermitano, e siccome non avevo pangrattato senza glutine ho optato per i semi di sesamo. Ho infornato nel forno caldo a 200° per 20' (qualche minuto meno o più può dipendere dal forno!). A rifarlo - anzi lo rifarò di certo - aggiungerei il caciocavallo a metà cottura in modo da non farlo cuocere troppo. 
E alla fine il risultato, su cui sono rimasta perplessa passo dopo passo, è stato fantastico! Grazie ancora a Stefania per aver suggerito questa meraviglia per le "rifatte senza glutine"! Ho avuto modo di sperimentare una nuova fantastica ricetta e scoprire che anche senza glutine... SI PUO'!

Manco a dirlo, con questa ricetta partecipo all'iniziativa "Rifatte senza glutine




Alla prossima!
Maria Luisa:-) 


venerdì 12 aprile 2013

"Pasta squadata" di Filicudi e un giro per le Isole Eolie


Tutte le volte che rifaccio la "pasta squadata" provo a tornare indietro nel tempo con la mente, a una decina di anni fa. E mi ritrovo a Filicudi, al ritorno dal mare, affamata e trovo una cugina di mia mamma in veranda, indaffarata a preparare queste delizie e poi subito a friggerle, ripassarle nello zucchero con la cannella e poi, finalmente... potevamo azzannarle! 
Mamma mia, quanto sono buone! 
Nel frattempo il marito mi racconta che quelle frittelle le preparava la mamma quando loro erano bambini. Io me ne ero già innamorata e trascrissi la ricetta! 


Il marito, "filicutaro" appunto, partì negli anni '50, ancora ragazzino, alla volta dell'Australia. Tempi tristi, in cui la miseria era talmente diffusa, soprattutto alle isole, che era più forte del coraggio necessario per imbarcarsi a 15 anni su una nave e attraversare l'oceano in un viaggio che durava 30gg e arrivare dove non sapevi cosa avresti trovato. Lasciare la famiglia, gli affetti e tornare dopo 15 anni! 
Negli ultimi 20 anni sono tornati un po' più spesso, soprattutto da quando sono in pensione. E questa è stata per me l'occasione per trascorrere con loro delle giornate serene a Filicudi e scoprire quest'isola "magica"! Ogni tanto ne sentiamo la mancanza e ci andiamo qualche giorno anche quando loro non ci sono:-) 




Mio cugino mi ha raccontato della miseria che c'era a Filicudi a causa della quale decise, come tanti altri, di partire. Sull'isola viveva molta più gente e non c'era un pezzetto di terreno che non veniva curato. Si prendeva dalla natura tutto quello che era possibile: le olive, l'uva, i capperi, le more, i fichi, i fichi d'India. E si faceva l'orto, e si pescava. Non era neanche necessario andare troppo lontano: i pesci erano anche in riva al mare. 





Mentre lo ascolto provo ad immaginare che natura lussureggiante doveva avere quell'isola 50 anni fa. E la povertà della gente, che andava lungo i sentieri a piedi scalzi o con un pezzetto di stoffa legato sotto al piede. 









Ma immagino anche la genuinità dei rapporti umani - "tutto si faceva insieme" - perchè gli affetti erano le cose che sì, tutti possono permettersi, senza "pagare"! 
Oggi non è più così. A Filicudi ci vivono qualche centinaio di persone, per lo più d'estate. La terra non è più coltivata come un tempo, e a parte alcuni prodotti tipici, come i capperi, si tende ad acquistare tutto. 

Ma l'isola in sé non se ne cura, e mantiene inalterato il suo fascino!






A visitare le isole in gita per un giorno, magari con le barche turistiche che ti lasciano giusto il tempo di mangiare un gelato, fare il bagno e comprare qualche souvenir o una cartolina, si finisce per osservarle solo in maniera superficiale. 
Ma se avete la fortuna di fermarvi qualche giorno ne assaporerete i profumi, di terra selvaggia, di salsedine nell'aria, che vi porterete a lungo sulla pelle. Sentirete solo il rumore del mare - meglio anche abbandonare il "trillo" dei cellulari - le chiacchiere per strada; e nel buio della notte scoprirete un cielo punteggiato da migliaia di stelle, difficile da osservare dalla finestra di un condominio in città. E poi le passeggiate lungo gli antichi sentieri: ad ogni angolo un panorama diverso: verso sud la costa siciliana, verso est l'isola di Salina, verso ovest l'isola di Alicudi. 
Si scopre una vita semplice, dove l'arrivo dell'aliscafo o della nave, unico contatto con l'esterno, diventa una "festa" sul molo: c'è sempre qualcuno da andare a salutare, perchè arriva, o perchè parte; o un pacco da ritirare. 




E qualche volta ti sembra di essere approdato "all'isola dei famosi"


E, prima di passare alla ricetta, vi lascio alcune foto dei porti che toccherete, partendo da Milazzo in aliscafo, prima di arrivare a Filicudi: 








Se invece procedete verso le isole a est... 











Peccato non avere foto in digitale dell'isola di Alicudi. Ma, anticipandovi che si tratta di un'isola deliziosa, dove si va solo a piedi - che meraviglia! - e i pesi si trasportano a dorso d'asino,  prometto di recuperare prima possibile, magari la prossima estate!:-)

E adesso, finalmente, si mangia!:-) 


Le isole offrono in genere una gastronomia molte semplice, fatta di profumi locali e di pesce. Ma questa antica ricetta, semplicissima, non avrete modo di assaporarla nei ristoranti. Tuttavia vale assolutamente la pena di prepararla come merenda per i vostri bambini che siate al mare in vacanza o in città! Ogni tanto anche il fritto fa bene!:-)

Ingredienti per 7/8 "bocche":
500 gr di farina 00
acqua
4 cucchiai di zucchero + quello per ripassare le frittelle dopo averle fritte
la scorza di mezzo limone
cannella in stecche
un pizzico di sale

olio per friggere

Utilizzate un contenitore in cui potete pesare 500 gr di farina. 
Tenete da parte. Riempite il medesimo contenitore allo stesso livello a cui arrivava la farina. Mettete l'acqua a bollire insieme allo zucchero, il sale, la scorsa di limone e mezza stecca di cannella sbriciolata finemente. 
Quando bolle buttate la farina tutta d'un colpo, mescolate velocemente finchè non assorbe tutta l'acqua. Versare ancora caldo l'impasto su di una spianatoia, e aiutandovi con un cucchiaio di legno continuate a mescolare finchè non è abbastanza freddo per impastarlo a mano. Quando avrete ottenuto un'impasto omogeneo, fate dei bastoncini non troppo sottili e formate le frittelle. 



Se la pasta risultasse troppo appiccicosa, inumidite le mani per stenderla. 
Friggete in abbondante olio e passarle nello zucchero aromatizzato con la cannella. 

Se avete il Bimby procedete così: mettete nel boccale una stecca di cannella e tritate: 10'' vel. 8-9. Tenete da parte per aggiungerla allo zucchero in cui ripasserete la pasta squadata fritta. Mettete nel boccale i 4 cucchiai di zucchero, la scorza di limone e la mezza stecca di cannella: polverizzare grossolanamente 10'' vel. 9. 
Utilizzate lo stesso metodo per misurare acqua e farina. Aggiungete allo zucchero l'acqua e un pizzico di sale e portate a bollore: 5' (circa), 100°, vel. 1. Aggiungete la farina e mescolate a vel. 5-6 finchè non si amalgama la farina con l'acqua. Mettete l'impasto su una spianatoia e procedete come sopra. 

Queste frittelle, senza uova, fatte solo di acqua, farina e poco zucchero, ci permettono di preparare una merenda sfiziosa con poco, come imponevano le risorse della gente povera di pochi decenni fa. Una volta preparate, le ripreparerete ancora e ancora!:-)

Con questo post partecipo al contest "Le ricette della carestia" ideato da Luna dei "I Pasticci di Luna" e sponsorizzato da "Fotoregali

                                                            

e al contest "Viaggio nel Gusto" ideato da Laura di "Squisito

                                                           Il mio nuovo contest: VIAGGIO NEL GUSTO...VINCI UN VIAGGIO!

Alla prossima!
Maria Luisa:-) 


martedì 9 aprile 2013

Pan brioche fiorito attendendo la primavera



Proviamoci dai a vedere la luce, il sole, dopo tanta pioggia. Che io adoro tra l'altro, ma adesso avrei voglia di un po' di calduccio, di sole, di uscire a fare passeggiate e mangiare un gelato. 
Questo ho pensato quando il giovedì prima di Pasqua dovevo decidere che forma dare al pan brioche da preparare per il compleanno della piccola Anastasia: alla voglia di primavera! 
Per chi mi segue da un po' sa quanto mi piace dare forma a questo impasto soffice, che si presta moltissimo ad essere modellato. 
Un po' di fantasia e il gioco è fatto! 
Mi sembra carino anche come centro tavola per il pranzo della domenica o, come spesso accade, utilissimo per feste di grandi e piccini e pranzi in piedi. 


La foto precottura vi da l'idea di come posizionare le varie parti. Per ottenere un buon effetto dovrete pesare le singole parti da comporre: i petali devono avere lo stesso peso - grammo più grammo meno - stessa cosa gli steli etc. Meglio fare in modo che le parti si tocchino in qualche modo tra loro: sarà più facile tagliarlo per farcirlo. 


Farcire a piacere. Per la ricetta vi rimando qui; altre preparazioni con il pan brioche qui, qui, qui e qui

Alla prossima!
Maria Luisa:)

domenica 7 aprile 2013

Cuddura cu' l'ova, la ricetta "mitica" della zia... e non solo!


Le avevo rifatte le cuddure quest'anno, con la stessa ricetta che vi avevo fornito qui! Poi, qualche giorno prima di partire mia sorella riesce a recuperarmi la ricetta "mitica" di zia Teresa. E allora non potevo esimermi dal provarle. E le ho rifatte. Non avevo abbastanza strutto - l'ho preso fatto in casa e la signora no ne aveva tanto e dovevo tenerne un po' da parte per fare la pizza al formaggio!:-) 
E vi dirò di più: le ho anche impastate a mano, perchè volevo seguire non solo la ricetta, ma anche il metodo. Pasqua è passata, giuro che questo è l'ultimo post di ricette Pasquali in ritardo - ma in anticipo per il prossimo anno!:-) - ma ve la lascio perchè secondo me questa ricetta è ottima anche per preparare i biscotti per la colazione, quelli cosiddetti "da inzuppo". 


Ingredienti per 10-12 cuddure (dipende dalla grandezza) 

1kg di farina 00
300 gr di zucchero
250 gr di strutto (fatto sciogliere e raffreddato)
6 uova
1 tazzina da caffè di latte caldo
20 gr di ammoniaca
vaniglia
1 limone - la scorza

per decorare
1 uovo per spennellare
caramelline
uova sode

Disporre la farina a fontana. Aggiungere al centro della fontana lo zucchero. Se avete il Bimby potete utilizzarlo per polverizzare la scorza di limone, mettendola dentro al boccale insieme a 100 gr del totale di zucchero e 1 cucchiaio di farina dal totale: 20'' vel. 9. In alternativa grattugiatela sopra lo zucchero. Quindi sgusciate al centro le uova e aggiungete la vaniglia e un pizzico di sale. Con una forchetta cominciate a sbattere le uova e man mano cominciate ad amalgamare lo zucchero e la farina fino a creare una cremina tipo ciambellone. A questo punto cominciate ad aggiungere poco per volta lo strutto e continuate ad amalgamare la farina. Quindi sciogliete l'ammoniaca nella tazzina (meglio usare la tazzina da caffè come "misura" ma sciogliere l'ammoniaca mettendo il latte in una tazza più grande perchè schiuma parecchio). Aggiungere all'impasto, quindi finite di lavorare l'impasto con le mani molto velocemente: l'impasto va lavorato meno possibile. Lasciate riposare almeno 30' in frigo.


Stendete l'impasto ad un'altezza massima di 5mm, ritagliate della forma che preferite, posizionate le uova sode, con ritagli di pasta decorate a piacere le cuddure. Per gli occhi degli animali ho usato i chiodi di garofano, ma si possono utilizzare - come da tradizione - i chicchi di caffè, che io non avevo. 
Spennellate con l'uovo sbattuto e coprite a piacere con le caramelline colorate. Infornate a 190°per 10-15' (dipende dal forno). Sono pronte quando prendono un bel colore dorato. 
Lasciate raffreddare completamente prima di confezionarle per regalarle:-) 
Quelle della zia erano cotte nel forno a legna e ce le ricordiamo tutti particolarmente buone! Non so' se la cottura in forno migliora la bontà del prodotto. Se avete la fortuna di poterne utilizzare uno, fatelo!:-) 


La Pasqua come le altre feste, si caratterizza da preparazioni gastronomiche legate al ciclo della natura, a tradizioni contadine che continuiamo a mantenere vive. 
Tuttavia la Pasqua ha un'altra caratteristica che con la cucina non ha molto a che fare: le cosiddette "pulizie di Pasqua"! Quelle che qualcuno abitudinario fa proprio in coincidenza della Pasqua o con il primo tepore della primavera e chi invece come me, che non sono per niente abitudinaria, fa perchè gli viene lo "schiribizzo" e tira giù tutto, smonta stanza per stanza e pulisce, dal soffitto in giù! 
Il primo sole, il primo tepore ti invita a stare con le finestre aperte ed è più "piacevole" fare le pulizie. Non so' le altre food blogger o appassionate di cucina, ma io potrei stare tutto il tempo in cucina, ma quanto a pulizie farei a meno di farle. Solo che ho un problema: mi piace vedere pulito, quindi di tanto in tanto faccio non le pulizie, ma proprio le "pulizie di Pasqua", anche se è Natale. E poi sono contenta da una parte di vedere tutto pulito e dall'altra penso che tanto l'indomani si ricomincia e mi sembra di aver perso tempo. E quando una volta ho "comunicato" questa mia visione delle cose a mio figlio Riccardo (7 anni), la sua risposta, dopo "qualche ciucciata di dito",  è stata: 

"E PRENDITI UNA BIDELLA!" 

Quando le soluzioni sono così semplici che solo i bambini sono in grado di vederle!:-) 

Alla prossima! 
Maria Luisa:-) 



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