cos'è casa mia?

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venerdì 29 marzo 2013

Fideuà: le mie tre proposte


Allora allora, bene bene, dunque dunque... da dove inizio... 
Inizio che a me questa Challange mensile di MTC mi prende tutte le volte; certe volte mi prende bene, certe volte male... 
...ma non mi è ancora capitato di rimanere delusa!:-) 
Mi spiego meglio: certe volte vedo le ricette e non mi entusiasmano, oppure mi sembrano troppo complicate.... poi le provo e come per magia sono tra le cose più buone che abbia mai provato! E poi diciamolo: le ricette dell'MTC sono spiegate in maniera così dettagliata, così curata che... come fai a sbagliare???  
Poi le assaggi, una dopo l'altra e ti senti di essere proprio finita in un bel gruppo... che anche fosse che la tua ricetta non vincerà mai, qui veramente l'importante è partecipare! Eh si, perchè dove trovi la stessa ricetta rifatta in più di 100 versioni diverse? E' una meraviglia... 
E adesso passiamo alla ricetta del mese, proposta dalla vincitrice dell'ultima Challange, la Fideuà di Mai

Mai Mai... ma sai che cosa ho pensato quando ho visto la foto della tua ricetta? Te lo dico? Te lo dico, perchè così, a me piace esternare le mie emozioni, anche quelle meno diplomatiche.... "ODDIO, GLI SPAGHETTI SPEZZATI PROPRIO NON SI POSSONO FARE...... STAVOLTA SALTO DI SICURO!"
Allora allora, dunque dunque... bona, bona, queta queta, mi metto a leggere di questa ricetta, riga dopo riga - che, si, non la conoscevo! Conoscevo invece la paella! 
E dunque dicevo... comincio a leggere questa ricettina, comincio a capire come è nata, da dove viene.... 
.... Mai, la sai una cosa, non ci dormivo la notte per pensare a quello che ci volevo mettere dentro la prima volta che l'avrei fatta!!! Insomma, me ne sono innamorata! E ancor di più quando l'ho provata... già fatta 3 volte... non si direbbe, o si direbbe che voglia tenermi le versioni per me... no, è solo che non ho avuto tempo di dedicare un po' di tempo per raccontarvi tutto questo!:-) 
E adesso sono qui, in mezzo al caos della partenza per Pasqua a finire questo post, ma non posso rinunciare a partecipare.... 
Ho iniziato a scrivere questo post una settimana fa, sperando poi di pubblicare le tre versioni separatamente... invece nada, le feste arrivano per stressarti, soprattutto per noi che vogliamo pasticciare sempre.... casa mia è invasa da dolci e preparazioni salate. Inforno e sforno fino a tarda sera. Ma adesso basta, l'appuntamento non può saltare!



Dunque, la storia della mia versione vegetariana della Fideuà trova le sue motivazioni dal fatto che siamo fermi da qualche giorno per via del maltempo in un porto laziale. Niente pesce a bordo, ma tanta voglia di preparare qualcosa di buono, e perchè no, di diverso. 
Il cuoco va a fare un giro al mercato e acquista direttamente da un produttore, che ha il banco vicino al porto, del pecorino semi stagionato e della mozzarella di pecora. Si avete capito bene, il cuoco ha trovato l'unico produttore di mozzarella fatto con latte di pecora, cioè quella che un tempo usavano fare gli antichi romani. Lo stesso produttore ha un piccolo orto, e ha portato al mercato qualche carciofo, ancora piccoli, ma tenerissimi. Come resistere, qualcosa si inventa. Gli regala anche un po' di menta che comincia a ricrescere proprio in questo periodo - connubio perfetto con i carciofi
Torna col malloppo a bordo e controlla in cambusa.... dall'attracco precedente fatto in Sicilia è rimasto ancora qualche pomodorino di Pachino, del finocchietto selvatico, delle mandorle... 
Ed ecco che si mette all'opera!


Ingredienti per 2/3 porzioni (quindi moltiplicate in base al numero dei commensali) 
200 gr di spaghetti (io Garofalo) 
3 carciofi medio/piccoli
7 pomodorini
40 gr di pecorino semi stagionato grattugiato (io del Caseificio De Juliis
40 gr di parmigiano reggiano grattugiato
100 gr di mozzarella di pecora (io del Caseificio De Juliis
pepe nero
menta (io quella siciliana, che coltivo in vaso) 
1 spicchio d'aglio
600 gr di acqua calda
1 cucchiaino di dado vegetale (io home made) 
olio evo (io Nocellara Etnea di Soc. Agr. Doria)
1 limone

per la salsa/pesto

100 gr di finocchietto selvatico
15 gr di mandorle pelate
15 gr di parmigiano
10 gr di maiorchino o pecorino (Maiorchino dell'Az. Agr. Isgrò)
30 gr di olio (io Nocellara Etnea di Soc. Agr. Doria

Pulire i carciofi, tagliarli a fettine e metterli in un contenitore con dell'acqua e succo di limone. 
In una padella antiaderente mettere un po' d'olio evo e lo spicchio d'aglio. Lasciare insaporire qualche minuto, quindi aggiungere i carciofi sgocciolati. Saltarli per qualche minuto e lasciarli cuocere circa 10-15' con il coperchio. Se necessario aggiungere qualche mestolo di acqua calda. 
Nel frattempo preparate la salsa.
Mettete a bollire dell'acqua e quando arriva a bollore buttate dentro il finocchietto. Fate bollire per 15'. Passate in un roboto da cucina insieme al resto degli ingredienti salvo l'olio. Col Bimby: 30'' vel. 7-8. Aggiungere l'olio e amalgamare. 
Quando i carciofi saranno pronti metteteli da parte. 
Spezzate gli spaghetti e senza lavare la padella aggiungete un filo d'olio e tostate la pasta a fiamma media, avendo cura di non farli diventare troppo scuri. Dovete rigirarli spesso. Tenete da parte. 
Senza lavare la padella, mettere uno spicchio d'aglio e poco olio e aggiungere i pomodorini - tranne 2 - tagliati a spicchi e avendo cura di togliere i semi. Fate saltare per qualche minuto. 
Aggiungete quindi 500 gr di acqua calda e il dado. Appena riprende il bollore aggiungete la pasta e fatela cuocere il tempo necessario. 5' prima della fine della cottura controllate se necessita ancora di qualche mestolo di acqua e aggiungete i carciofi. Fate insaporire e aggiungete il pecorino e il parmigiano grattugiato insieme a poca acqua calda (che deve aiutare a sciogliere il formaggio in mo). A questo punto appoggiate sopra le fettine di mozzarella, tagliate a spicchi i pomodorini tenuti da parte aggiungete il pesto di finocchietto e servite. Semplicemente deliziosa. 

Tuttavia il cuoco non si era limitato ad acquistare solo 3 carciofi. 
Così li aveva puliti tutti e li aveva cotti tutti insieme e utilizzato solo una parte. E l'altra parte andava consumata, e nel frattempo il vento si era calmato, si era ripartiti e c'era qualche totano a disposizione. Allora, via, non si butta via niente, e proviamo la Fideuà tipo "vignarola" ma con il totano invece della pancetta. 


Ingredienti per 2/3 porzioni (quindi moltiplicate in base al numero dei commensali) 
200 gr di spaghetti (io Garofalo) 

3 carciofi medio/piccoli
50 gr di piselli (io quelli piccoli, surgelati) 
menta (io quella siciliana, che coltivo in vaso) 
1 spicchio d'aglio
300 gr circa di totano
600 gr di acqua calda
1 cucchiaino di dado vegetale (io home made) 
olio evo (io Sud di Soc. Agr. Doria)
1 limone
per la salsa/pesto

5 mezzi pomodori secchi
capperi sotto sale (io quelli di Filicudi)
1 pezzetto piccolo di aglio
30 gr di olio (io Sud di Soc. Agr. Doria)
origano (io quello selvatico siciliano)

Preparate i carciofi come sopra e tenete da parte. 

Nel frattempo preparate la salsa. Lavate i capperi e metteteli insieme ai pomodorini e allo spicchio d'aglio in un mixer (nel Bimby qualche secondo a vel. 6-7). Quindi aggiungete l'olio e l'origano, amalgamate. 
Quando i carciofi saranno pronti, toglieteli dalla padella e senza lavarla tostate la pasta come indicato sopra. Quindi tenete da parte e senza lavare la padella aggiungete il totano tagliato a striscette. Lasciate che perda la sua acqua, quindi aggiungete poco olio evo e uno spicchio d'aglio. Fate insaporire, sfumate con poco vino bianco (io non l'avevo e ho sfumato con Rum secco) e aggiungete i piselli. 

Lasciate cuocere 10', quindi aggiungete l'acqua calda e il dado e quando riprende il bollore buttate la pasta. Cuocete il tempo necessario e aggiungete solo qualche minuto prima della fine della cottura i carciofi. Servite spolverando con la menta tritata e la salsa. 

Rotta verso sud, sosta nel porto di Napoli. Il cuoco va a fare il suo solito giretto al mercato e trova dei fantastici friarielli. Prende paga e scappa a bordo. 



Ingredienti per 2/3 porzioni (quindi moltiplicate in base al numero dei commensali) 
200 gr di spaghetti (io Garofalo) 

250 gr di friarielli
250 gr di totani 
2 pesciolini da zuppa
5 pomodorini
un pugnetto di uva passa
un pugnetto di pinoli
1 spicchio d'aglio
600 gr di acqua calda
1 cucchiaino di dado vegetale (io home made) 
olio evo (io Grossa di Cassano di Soc. Agr. Doria)
1 limone
per la salsa/pesto

100 gr di finocchietto selvatico
15 gr di mandorle pelate
15 gr di parmigiano
10 gr di maiorchino o pecorino (Maiorchino dell'Az. Agr. Isgrò)
30 gr di olio (io Nocellara Etnea di Soc. Agr. Doria

Lavare i friarielli e lasciarli sgocciolare. 
In una padellina mettete i due pesciolini da zuppa con un dito d'acqua, sale, prezzemolo, aglio. 
Mettere in padella antiaderente l'olio e l'aglio e lasciare insaporire per qualche minuto. Aggiungere i friarielli sgocciolati, lasciare insaporire per qualche minuto, sfumare con il vino. Quindi coprite con il coperchio e lasciare cuocere circa 10'. Nel frattempo mettete l'uva passa in acqua tiepida e preparate la salsa al finocchietto - come sopra. Aggiungete ai friarielli a fine cottura l'uva passa e i pinoli. Lasciate insaporire per qualche minuto e mettete da parte. 
Senza lavare la padella tostate la pasta - vedi sopra - e tenete da parte. Senza lavare la padella aggiungete il totano tagliato a striscette. Lasciate che perda la sua acqua, quindi aggiungete poco olio evo e uno spicchio d'aglio. Fate insaporire, sfumate con poco vino bianco (io non l'avevo e ho sfumato con Rum secco) e aggiungete i pomodorini. Lasciate cuocere 10', quindi aggiungete l'acqua calda, utilizzando anche quella della pesce da zuppa, e il dado e quando riprende il bollore buttate la pasta. Cuocete il tempo necessario e nel frattempo sfilettate il pesce bollito. Aggiungete solo qualche minuto prima della fine della cottura i friarielli e servite con i filetti di pesce e un filo d'olio a crudo.  

Non ci sono parole per descrivere la bontà di questo piatto. La bontà secondo me sta nel fatto che la pasta tostata mantiene meglio la cottura e che ha di base di prepararla inventando un piatto con quello che c'è... Grazie Mai! 

Con tutti e tre i piatti partecipo se non sono fuori tempo massimo all'MTChallange di Marzo



Alla prossima! 
Maria Luisa:-)







domenica 24 marzo 2013

Uovo di cioccolata... ma sotto c'è una soffice torta...


Sarete sicuramente d'accordo con me nel considerare l'uovo di Pasqua un gran bel business! 
I bambini non vogliono rinunciarci; io sfoglio le offerte, le nonne delegano per evitare di sbagliare soggetto... IL SOGGETTO DELLA SORPRESA... ma che sorpresa è se già ti hanno fatto vedere che cosa puoi trovarci dentro?  
La sorpresa è per chi, ad un certo punto decide di guardare anche il prezzo al kg dell'uovo di cioccolata che sta acquistando: dai 30 ai 50 €. Sarà, ma per 50€ al kg preferisco andare in una cioccolateria artigianale e far mettere dentro la sorpresa che mi pare - che così è realmente una sorpresa!:-) - e non ritrovarmi a tutte le Pasque con kg di cioccolata più o meno decente, che non voglio buttare e quindi mangiamo finché non finisce!:-( 


Voglio però ora abbandonare questa visione meramente razionale intorno all'uovo di cioccolata e osservarne la parte più romantica!
Mi è capitato infatti, mentre scattavo la foto appena sopra, di associare l'uovo alla primavera della vita: la pancia di una futura mamma! Ma com'è che non ci avevo mai fatto caso che le forme erano così simili? Così come lo sono spesso i semi delle piante.  
Custoditi nella pancia di un mammifero, nella membrana di un uovo, o al calduccio sotto terra, ogni seme prende forma per poi essere accudito, nutrito, amato. Ogni essere vegetale, animale, umano condividono il destino della vita. 
Le femmine sono essenziali per la riproduzione della vita. Non per questo i maschi non sono altrettanto importanti nell'accudire la prole. 
La primavera è quindi donna - o femmina, volendo utilizzare un termine più tecnico - come nel famoso quadro di Botticelli? 
Penso di sì, non solo perchè in grado di custodire e generare una vita, ma come nella leggenda di Adamo ed Eva, può diventare la "primavera" nella vita di un qualsiasi uomo, perchè anche l'amore in sé è espressione di vita!:-) 
Condivido allora con voi il quadro e la poesia di un amico, artista poliedrico, di origine cubana, la cui fonte di ispirazione è la vita che gli gira intorno. Farmacista - e ricercatore farmaceutico fino a qualche anno fa - è stato recentemente insignito di vari riconoscimenti per i suoi quadri, nonché con grande soddisfazione, qualche anno fa, ha visto pubblicato il suo libro di poesie "Labile soffio di parole". 
Naturalmente, anche per lui vale la regola che "dietro ad ogni grande uomo c'è sempre una grande donna!":-) 

NOMADI DUNE DI DONNE NUDE
(Olio su Tela 50x70cm)
Julio Padron

Nomadi dune di donne nude
avvolgono il tempio del silenzio
dove l'uomo non sente altro che il rombo sordo del  desiderio

Nomadi dune di donne nude
custodiscono in segreto il valor del volar  del tempo
quando l'uomo non fa altro che lottare inutilmente per essere eterno

Nomadi dune di donne nude
come la sabbia che porta via il vento
sono la lattea via dove germina dalla materia l'intelletto
... mentre l'uomo resta dall'utero,
come un satellite in orbita
nell'ombra del mistero.

Nomadi dune di donne nude
come miraggio dell'oasi nel deserto
mi sono apparse sognando sveglio
la profumata essenza profonda dell'universo.

E dopo questo alternarsi di osservazioni razionali, romantiche, artistiche e poetiche, non resta che passare alla parte pratica:-) 
Ho trovato per caso un contenitore ovale di quelli monouso - che non butto finché non si rompono. Si, proprio quelle che pensi che ti serviranno e rimangono per mesi, anni, in fondo, dentro ad uno sportello della dispensa e che poi... toh, guarda che bella forma! 

E allora ho voluto fare il mio dolce per la colazione di Pasqua - lo ammetto, noi abbiamo fatto un prova per la colazione delle Palme e replicheremo - che sembra un classico uovo di cioccolata di una famosissima marca svizzera... invece non è frutta secca, e non è vuoto! 
La base è la ricetta di una torta da colazione o da tè, sofficissima, senza burro, semplice da preparare. La ricetta è della mamma di un ex collega, che ogni tanto preparava per deliziare i colleghi del figlio a colazione o per la pausa del pomeriggio: non si riusciva a resistere! Grazie Marco, ti penso tutte le volte che la preparo!:-) Così ho chiesto la ricetta, che custodisco nel mio storico ricettario in cui vengono trascritte solo ricette buone, e che passano di mano in mano. 


Ingredienti

3 uova
180 zucchero
90 gr di olio di semi (io semi di girasole, Bio, Coop)
90 gr di latte (o se preferite panna fresca)
150 gr di farina 00 
90 gr di fecola di patate
un pizzico di vaniglia in polvere - o gocce se liquida
1 bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale

per la decorazione:

150 gr di cioccolato fondente (io Coop) 
70 gr di cioccolato al latte (io Coop)
3-4 cucchiai di farro soffiato (io Farro soffiato dell'Az. Agr. Poggi

Attrezzatura:
teglia ovale - la mia è Cuki
carta forno

Procedo col Bimby. Naturalmente se non l'avete potete procedere con uno sbattitore. Mettere nel boccale le uova insieme allo zucchero e il sale: 4' vel. 3-4. Le uova alla fine saranno molto chiare e sono pronte solo quando, smettendo di montarle, si formeranno delle bollicine che si gonfiano fino a rompersi. 
Aggiungere l'olio e il latte (o panna). 
Pesare la farina e la fecola e mescolarle insieme al lievito e alla vaniglia. Azionare il Bimby ancora per 5' e con le lame in movimento aggiungere il mix di farine dal foro a cucchiaiate. 
Rivestire con carta forno bagnata e strizzata la teglia d'alluminio, versare l'impasto e cuocere a 180° per 40', sul ripiano medio basso. A fine cottura - sempre prova stecchino - sfornare e lasciare intiepidire prima di togliere dalla teglia. Quindi lasciar finire di raffreddare, preferibilmente su una griglia. 
Per la copertura. Nel boccale del Bimby pulito e asciutto inserire la cioccolata e tritare: 10'' vel. 9-10. Sciogliere la cioccolata: 3', 50°, vel. 3. Recuperare la cioccolata rimasta ai bordi del boccale e continuare altri 3', 50°, vel. 3. Versare sulla torta e spalamare con una spatola d'acciaio, avendo cura di lasciare un po' di cioccolata nel boccale a cui aggiungerete il farro soffiato. Amalgamare: 1', 50°, vel. 1 antiorario. Versare sulla torta e spalmare più omogeneamente possibile. Lasciare quindi risolidificare la cioccolata all'aria. Quindi conservare come un ciambellone qualsiasi. 
La torta può essere naturalmente preparata anche senza copertura al cioccolato. 
Buona colazione di Pasqua!:-) 

Con questo dolce partecipo al contest Keep Calm And Drink Tea } di Valy Cake and


 nonché al contest "Il tempo in cucina. Una dolce Pasqua" ideato da Dana di "Il tempo in cucina"




nonché alla Raccolta di Marzo "Voglia di torte" ideata da Sonia di "Oggi pane e salame, domani...




 Alla prossima!
Maria Luisa:-) 



giovedì 21 marzo 2013

Torta zebrata e l'arrivo della primavera!



Cosa c'entra la torta zebrata con l'arrivo della primavera? 
C'entra perchè la zebra è a strisce perchè correndo confonde i suoi predatori, le strisce bianche e nere si alternano e non permettono di mettere bene a fuoco l'obiettivo. E se poi sono tante.... 
Così mi sembra che i giorni corrono, oggi è già primavera, ma è travestita da zebra: siamo un po' confusi! Piove piove, e poi vento freddo... della primavera ancora nulla! Solo gli uccellini provano ad ogni raggio di sole a cinguettare... Così ho provato anch'io nel mio piccolo e... ho messo dei fiori colorati sulla finestra della mia cucina e sul mio balcone. Sperando che non torni freddo, freddissimo, ma vedere questi fiori sul davanzale della finestra mi fa stare di buon umore! 


Era da tantissimo che vedevo in giro torte con effetto zebrato, ma non avevo ancora realizzato come fare. Se anche per voi è così, eccovi le indicazioni per procedere. 
Ho visto delle foto pubblicate su Facebook, ma di quelle che girano sul web senza riferimenti precisi, e ho provato subito. Peccato averla persa di vista, perchè come tante cose che girano su FB, tutto mordi e fuggi, se ti capita a tiro bene, se scarichi subito la foto meglio: se non ci pensi subito è finita, potresti non "rintracciarla" mai più! E questo è successo a me... per fortuna avevo "fotografato" il meccanismo... 
Il segreto per creare l'effetto zebrato è creare dei cerchi concentrici alternando impasto bianco al nero, creando effetto sasso nello stagno. 
Io ho utilizzato la dose da plum cake che trovate qui. A impasto ottenuto ho messo in una ciotola 220 gr circa del totale e aggiunto 25 gr di cacao amaro. Con l'aggiunta del cacao l'impasto si indurisce un po': aggiungere quindi latte q.b. per farlo tornare morbido come prima, meglio se un po' di più. 
Quindi in una teglia rotonda - con questa dose va bene una teglia da 20 cm di diametro - versate al centro un mestolo di impasto bianco. Al centro versate un cucchiaio di impasto al cacao. Aiutatevi col cucchiaio per allargare il cerchio e al centro dell'impasto al cacao versate un cucchiaio di impasto bianco. E così via fino ad esaurimento di entrambi gli impasti. Otterrete così l'effetto sasso nello stagno come potete vedere dalla foto sotto. Infornate e cuocete come da ricetta. 
Quando la torta sarà fredda, spolverate con zucchero a velo. 


Non volevo aspettare di rifarla per fare la foto alla torta intera... rischierei di non pubblicarla mai. Siccome ci vuole un po' di pazienza, ho preferito prepararla quando almeno i bambini erano già a nanna. Sfornata, ho pensato di fare la foto la mattina. Ma la mattina era già stata "azzannata" da mio marito che si alza per primo e non potevo sottrarla poi anche ai bambini a colazione... non mi andava di mettermi a fare le foto con gli occhi ancora semichiusi... e così ho finito per fotografare l'ultima fetta che sono riuscita a sottrarre ai tre uomini di casa.... Però spero di aver comunque reso l'idea:-) 

Alla prossima!
Maria Luisa:-) 

mercoledì 20 marzo 2013

Pasta e ceci, nuovi profumi e preparazioni pasquali.



Eccomi di ritorno dopo qualche giorno di assenza: ogni tanto metto in pausa.... ho i miei periodi di riflessione! 
E questo provoca un accumulo di foto di preparazioni da condividere con voi e poi perdo anche tempo a decidere a cosa dare la precedenza! Ma stavolta Fiorello ha deciso per me!:-) 
Vi capita di ascoltare la radio qualche volta? A me si!:-) 
E ho le mie preferenze in base alle situazioni: in auto, in cucina mentre preparo e in bagno ascolto le radio dove ci sono programmi con speaker da ascoltare... vabbé lo dico, a me piace Radio2, il Ruggito del Coniglio, il programma di Piero Chiambretti, e poi Max Giusti, Un giorno da pecora, Otto volante, 610, Caterpillar.... In macchina certe volte rido talmente tanto, anche se sono da sola, che chi mi incontra non so' cosa pensa... Quando invece sono con le amiche, o pulisco per casa preferisco solo la musica. 
Tra il bagno e la cucina mi porto appresso una radiolina di mio nonno, con la manovella per cambiare le stazioni che, a seconda della "zona" della casa riesce a "captare" Radio diverse. Alcune le riconosci subito, altri aspetti che finisce la canzone... diciamo che con quella mi devo accontentare... basta che si sente! Così ieri mattina sono finita su RTL e con mio grande piacere scopro che intorno alle 8.00 si sono collegati con l'Edicola di Fiorello (qui il link per sentire quella di ieri appunto!). 
Che cosa mi ha fatto pensare al post di oggi? Al fatto che Fiorello abbia ironizzato sul termine "intronizzazione" del Papa, che nel dialetto siciliano ricorda un termine che poco ha a che fare con la cerimonia dell'"insediamento" ufficiale del Papa!:-))) 
Esiste il termine infatti di " 'ntrunata", che si riferisce a una persona confusa, che non ci sta molto con la testa! Traducendo: una rimbambita - ognuno di voi avrà nel proprio dialetto un sinonimo!!!  
Oppure se una persona che normalmente è una persona affidabile ad un certo punto non sembra più come prima può sentirsi dire "chi facisti, 'ntrunasti?" Questo termine viene anche utilizzato per  definire un cibo per il quale si è sbagliato qualche passaggio nella cottura ed è quindi rimasto "ntrunatu". E cosa mi poteva tornare in mente se non la pasta con i ceci?:-) 
Vi confesso che io adoro la pasta con i ceci! Sono in assoluto i miei legumi preferiti. Quando decido di prepararli mi viene già l'acquolina. E mi piacciono così, semplici, senza niente altro. 
E siccome mi sono sempre incaponita a non comprare quelli già cotti, alla mia prima volta che decisi di cuocere questo piatto per conto mio - avevo 18 anni, appena trasferita fuori casa - con che cosa mi sono scontrata? Con i ceci che "'ntrunaunu"! Cioè, se sbagli, finiscono di cuocersi e rimangono duri... puoi cuocerli anche 24 ore, non c'è nulla da fare!!!!!!!! 
Poi quando tornavo a casa, o veniva a trovarmi mia mia mamma per qualche giorno, approfittavo per farli preparare a lei: 40' ed erano scotti!!! Non lo so' ancora come fa, ma anche se ci impiegano di più i miei, ma divento sempre più brava!!! 
Ci sono dei segreti che bisogna assolutamente sapere. Metterli ammollo almeno per 12 ore, lasciarli cuocere senza far smettere mai di bollire, non girare con un cucchiaio d'acciaio per evitare che si blocchi la cottura. Sembra difficile, ma non lo è così tanto.... 



Ingredienti per 6 persone:

300 gr di ceci piccoli (io quelli di Az. Agr. Poggi
2 cucchiaini di bicarbonato
sale q.b. 
acqua
olio evo (io Grossa di Cassano di Soc. Agricola Doria)
180 gr di pasta, tipo Mafalda (io Garofalo) 

La sera prima mettere a bagno i ceci, anche nella stessa pentola dove poi li cuocerete. Lavateli una volta con acqua tiepida e scolateli, Aggiungete il bicarbonato e 1 cucchiaino di sale: massaggiateli per qualche minuto, quindi coprite abbondantemente con acqua tiepida. Lasciate a bagno almeno 12 ore. 
Quindi scolate, aggiungete acqua tiepida fino sovrastare i ceci e mettere a cuocere. Potete lasciare anche il fuoco vivo inzialmente, ma fate attenzione che quando comincia a scaldarsi l'acqua, i ceci tendono a schiumare e a sollevare il coperchio. Il mio consiglio quindi è di mantenere il fuoco medio o basso, con coperchio, e controllare di tanto in tanto. Quando comincia a schiumare versate un cucchiaio di olio che aiuta a dissolvere la schiuma, mescolate con un cucchiaio di legno. Se la schiuma fosse eccessiva potete anche toglierne un po' prima di aggiungere l'olio. Continuate a cuocere a fuoco basso con il coperchio lasciato appena aperto a fessura. Fate in modo che il bollore non si fermi mai. 
I ceci saranno cotti nel giro di qualche ora. 
Tenete un po' d'acqua calda sempre a portata di mano nel caso avete necessità di aggiungerne un po'. Comunque non aggiungete acqua fredda. 
A fine cottura aggiungete acqua sufficiente per cuocere la pasta. Cuocete il tempo indicato meno qualche minuto, quindi spegnete, aggiungete l'olio, e lasciate riposare qualche minuto. 

Quando solleverete il coperchio per servire questo piatto, proprio perchè si tratta di un piatto semplicissimo, sentirete il profumo dei ceci, della pasta e soprattutto dell'olio. 
Io ho voluto provare la Grossa di Cassano, che mi ha inviato Alessandra della Società Agricola Doria. 


Mi sono innamorata del profumo di quest'olio e l'ho voluto provare in uno dei miei piatti preferiti!:-) Trovo sia particolarmente adatto con i legumi di sapore delicato come i ceci, appunto, utilizzato a crudo.  Questo il profilo sensoriale: 

"Fruttato intenso, di tipo erbaceo, con sentori di pomodoro, mandorla e carciofo. Equilibrato nelle sensazioni gustative amare e piccanti; retrogusto erbaceo, di pomodoro. Per il suo profilo equilibrato, si presta a molteplici abbinamenti"

Se non volete regalare il solito uovo di Pasqua, potete sempre pensare a una buona bottiglia di olio: sarà sempre gradita!:-) 

E a proposito di Pasqua, mi permetto di suggerirvi alcune proposte  già postate e adatte proprio per rendere "gustosa" questa festa!

I dolci, da preparare in anticipo: 

I primi, vegetariani, con carne, con pesce:  



Secondi: vegetariani, di pesce, anche per celiaci: 


Conto di aumentare la scelta delle preparazioni nei prossimi giorni. Mi sono dilungata abbastanza vero?:-)

Alla prossima! 
Maria Luisa:-) 















mercoledì 13 marzo 2013

Ferratelle abruzzesi

La tovaglietta è stata ricamata da me; piatto Terre Solari.
No, non sono waffel: li ricordano solo nella forma! 
E non me ne vogliano gli amici abruzzesi: lo so' che le ferratelle sono preparate col ferro, ma questa ricetta, che mi passò un amico tanti anni fa, era quella della nonna abruzzese che gliene preparava tante, tutte le volte che tornava a casa - eravamo all'Università. 
Non avendo io stessa potuto godere della presenza di nonne nella mia vita, tutte le nonne potrebbero essere le mie:-) E le ricette delle nonne sono quelle che apprezzo di più!:-) Riescono sempre benissimo! 
Mi sono innamorata di questi biscotti al primo assaggio: così cicciottosi e delicati, ne mangeresti uno dopo l'altro. La nonna le preparava con la piastra  elettrica per waffel che le era stata regalata da un parente che viveva in Belgio. Così la cercai disperatamente anch'io per tanto tempo e alla fine la trovai a Roma, quando giravamo per tutti i negozi di elettrodomestici per comprare quello che serviva nella casa che avevamo appena acquistato. Quando entravamo nei negozi di elettrodomestici prima ancora di andare a vedere il frigo, la lavatrice, il ferro da stiro, andavo a vedere i piccoli elettrodomestici... e finalmente, in uno dove non ci sarei mai andata, un negozio dove ci siamo trovati per caso... eccola, che mi aspettava! L'ho pagata pochissimo - se non ricordo male 22.000 Lire - e ha sempre fatto il suo onorato lavoro! 



Ci vuole tempo per prepararle, ne posso fare due per volta! 
E' più semplice fare un plum cake, un ciambellone. Però è l'ideale per l'estate, quando fa troppo caldo per avere voglia di accendere il forno. Ma quando ho tempo le preparo sempre volentieri, perchè sono troooooppo buone! 
E ho un motivo in più adesso: Alessandro - che ormai lo sanno tutti, lui che "che noia stare a tavola a mangiare!" come spesso capita a chi come lui non ama molto mangiare, non è goloso etc etc... chi lo prende per la gola? L'omologazione del gusto! Biscotti tutti uguali... Così ai miei biscotti, ai miei plum cake, ha sempre preferito biscotti comprati - di cui fornitore ufficiale ne è il papà! 
E allora io lavoro "di fino", come si suol dire! Preparo, preparo... butto l'amo! Così una volta spontaneamente ha chiesto una fetta di plum cake e l'ha trovato buono... una fetta dopo l'altra! Poi i biscotti allo zenzero, e gli sono piaciuti; poi i biscotti di frolla e un altro piccolo passo è stato fatto! Quello che ha amato di più sono i biscotti di frolla montata. E allora cavalco l'onda e prima che finiscano preparo altre cose, come le ferratelle, che lui ama particolarmente - anche se ancora non collega il nome a questi biscotti! Così l'altra sera, quando erano già andati tutti a nanna, ho deciso di preparare le ferratelle per la colazione e ieri mattina... tataaaaaaaaaaaa, la sua colazione preferita! Nonché, tutte le volte che le preparo diventano anche la sua merenda preferita da portare a scuola. 
Sono fiduciosa: un giorno dirà che i biscotti di mamma sono meglio di quelli comprati!:-)   



Però diciamolo, le ferratelle piacciono a tutti! 

E finalmente la ricetta. 
Ingredienti per circa 30 ferratelle piuttosto grandi. 

400 gr farina 00
250 gr di zucchero
250 gr di burro
5 uova
1/2 bustina di lievito per dolci
poco liquore (tipo Anice, Maraschino - io liquore ai semi di mela fatto da me)
scorza di mezzo limone 
latte q.b., solo se necessario

cioccolato fondente 

Mettere il burro a sciogliere a bagnomaria - o al micronde - poi lasciar raffreddare. 
Quindi procedo col Bimby. Mettere nel boccale la scorza del limone insieme a 150 gr di zucchero e polverizzare: 20'' vel. 9-10. Aggiungere il resto dello zucchero e le uova: montare 5' vel. 3-4. 
A questo punto aggiungete dal foro con le lame in movimento a vel. 3-4 la farina precedentemente pesata alternata con il burro. Quindi aggiungere il liquore e il lievito. Procedere fino a che non si ottiene un impasto ben amalgamato, con la consistenza tipo ciambellone (per intenderci, non è un impasto quasi liquido come quello dei waffel). Se dovesse risultare troppo consistente aggiungete latte q.b. 
Scaldare la piastra per i waffel e versare un cucchiaio di impasto. Chiudere e lasciar cuocere per qualche minuto fino a doratura.

Potete renderle più golose con del cioccolato fuso, ma sono ottime anche con della marmellata - meglio non troppo dolce! Buonissime anche senza nulla! O se preferite la versione di Alessandro, con un po' di crema gianduia e inzuppata nel suo bicchiere di latte!:-) 
Se non l'avete, correte a cercare la piastra..... 

Con questa preparazione partecipo al contest "che merenda mi dai?" ideato da Cristina di "Coccole e dolcezze



e al Giveaway "Qualcosa di dolce... che Vale" ideato da Vale di "La ricetta che Vale




Alla prossima! 
Maria Luisa:-)

lunedì 11 marzo 2013

Uovo cotto nell'acqua - uovo cu l'acqua.


Non so' se questa è una ricetta da blog... boh... ma io adoro l'uovo cotto in questo modo, quindi mi piaceva l'idea di condividere anche una preparazione semplice. 
Avete presente quando si dice "non sai neanche cucinare un uovo"? 
Ecco, allora eccovi delle indicazioni, tanto per cominciare!:-)

A dire la verità, adesso che ci penso, da piccola i modi di consumare le uova erano: questo, alla coque, lo zabaione con zucchero e Marsala, o con un po' di condimento - pomodoro o piselli (posterò più avanti). Di rado si mangiava fritto, di tanto in tanto la frittata, meglio se con le patate. Per Pasqua uova sode a volontà, quelle che rimanevano dopo aver mangiato il biscotto intorno - le cosiddette "cunnura cu l'ova" - le trovate qui
E siccome io adoro le uova fatte in tutti i modi, più la cottura mi permette di assaporarle al "naturale" e più mi piacciono. 

Questa era una preparazione che mio nonno (classe 1905) si preparava spesso. Si tratta palesemente di un piatto povero, e riporta a tempi in cui l'olio era un bene prezioso (lo è ancora oggi!?) ed era usato con parsimonia. E si "allungava" il condimento con quello che si aveva. Un sapore delicato e diverso. Assolutamente da provare, anche perché è una valida alternativa al fritto. 



Ingredienti:

uova, preferibilmente da allevamento all'aperto. Il numero è in base a quante ne volete preparare, anche solo uno 
1/2 cucchiaio d'olio evo per ogni uovo(io Nocellara Etnea di Soc. Agr. Doria
qualche goccia di limone per ogni uovo
prezzemolo 
pane, preferibilmente tipo casareccio. 

Lavate il prezzemolo, asciugatelo e tritatelo. 

Mettete in una ciotola e aggiungete olio e limone in base al numero di uova che state preparando, ed emulsionate con una forchetta. 
Prendete una padella preferibilmente antiaderente e mettete poca acqua, appena che riesca a coprire il fondo. 

Fate bollire - ci vorranno pochi secondi - e sgusciate dentro le uova. 


Salate e coprite con un coperchio per qualche minuto, cuocendo a fuoco medio. I rossi delle uova devono coprirsi con una pellicola bianca, ma non indurirsi, mentre il bianco deve essere completamente cotto. 
Prendete con una paletta, facendo attenzione perchè l'uovo cotto nell'acqua è più "scivoloso" rispetto all'olio fritto che si "rapprende" un po' di più quindi è più consistente, e mettete nel piatto. Condite l'uovo con la salsetta. 
Accompagnate con pane casareccio e insalata di stagione. 
Secondo me l'ideala è l'insalata verde e finocchi, da condire sempre con sale, limone e olio evo (meglio seguendo questo ordine: il sale si mette per primo, si aggiunge l'aceto o il succo di limone che lo scioglie e quindi l'olio che condisce il tutto). Ottimo anche con pomodori da insalata, ma per quello meglio aspettare l'estate!? 
Se vi piacciono le uova, le rifarete.   

Alla prossima! 

Maria Luisa:-) 



venerdì 8 marzo 2013

Tigelle modenesi e un omaggio alle donne.


Niente mimosa oggi, ma solo un omaggio alle donne. 
Premetto: non mi piacerebbe un mondo senza uomini!  
E con chi me la prenderei tutti i giorni altrimenti???? 
Sogno, certo, un mondo meno maschilista. 
E un mondo in cui le donne avessero più autostima. 
E ancora di più: un mondo in cui le bambine non fossero cresciute come se nella vita dovessero fare tutte le "veline" o in alternativa le serve degli uomini! 

Niente mimosa, ma un omaggio a tutte le donne che non rinunciano ad essere donne, con le loro sensibilità, il loro coraggio, la loro voglia di mettersi in gioco, di far parte del mondo. Perchè le donne da sempre hanno dovuto aprirsi un varco in mezzo agli uomini per essere scrittrici, artiste, musiciste, ricercatrici, premi Nobel, politici; hanno dovuto scegliere tra fare carriera o avere dei figli; un omaggio a chi vuole essere donna, oltre che mamme, mogli, amanti. Che riescono a ritagliarsi un po' di spazio in mezzo a tanti diritti e doveri familiari che volenti o nolenti si accollano. Che pensano alla difesa di altre donne, bambini, uomini. Che pensano alla salvaguardia dell'ambiente, quello in cui vivranno i figli che hanno generato. 
Nonché un omaggio a tutte quelle donne (posso azzardare piuttosto tranquillamente che siano il 90%) che per passione o solo per dovere, si mettono ai fornelli della propria cucina tutti i giorni per portare in tavola piatti più o meno elaborati. 
Senza nulla togliere agli uomini, che per passione si mettono a spadellare, ma non so' perché, loro possono farlo se gli piace e quando gli va, noi anche se non ci piace e anche se non ci va, perchè è un compito che ci viene dato incluso nel nostro DNA femminile! Quello di pensare alla spesa, a cosa e come cucinare.
E se oggi chi non ha voglia, non ha tempo, o semplicemente preferisce così, può decidere di andare a comprare al supermercato piatti già pronti, così non era fino a 40-50 anni fa. Nelle case della maggior parte delle persone ci si arrangiava con quello che si aveva, ci si doveva inventare tutti i giorni qualcosa che bastasse per tutti. 
L'omaggio va' quindi soprattutto a quelle donne, di tradizione contadina, che con poco a disposizione hanno creato piatti che hanno lasciato un segno nella gastronomia italiana, con un netto distinguo tra i piatti poveri e piatti della festa; piatti a cui ti leghi non solo per la bontà, ma per la dedizione e l'amore, la pazienza, con cui viene preparato.  
Il medesimo omaggio che faccio anche a chi, oggi, in difficoltà spesso ad arrivare alla fine del mese, non butta via niente e si fa bastare pochi € per fare la spesa per tutto il mese. E anche a chi non buttava via nulla neanche quando con uno stipendio viveva due mesi! 
Credo però profondamente in una ricompensa anche se lontana nel tempo: anche se i nostri pargoli vivranno in giro per il mondo, anche se sposeranno un eschimese o diventassero  astronauti... quando si fermeranno a pensare al passato non si ricorderanno del vestito di Armani che mettevamo per andare a fare la passeggiata, né se la casa era in ordine. Si ricorderanno delle emozioni che abbiamo trasmesso, dei profumi che invadono casa tutte le volte che elaboriamo un alimento e che placa la loro fame e la loro anima. E non ci dimenticheranno!:-) Non servono uova di caviale, né ostriche, né aragoste cubane. E non serve neanche essere cuoche da Masterchef: noi siamo noi, e nei nostri piatti c'è anche la nostra personalità, la nostra fantasia, il nostro carattere, i nostri gusti, la nostra voglia di sperimentare che a casa nostra siamo liberi di esprimere liberamente e al meglio. 
Ma c'è un ingrediente che fa si che anche la pastina in brodo sia buona e indimenticabile: 
l'AMORE che mettiamo nel prepararla:-)  
A me questo basta per fare di queste donne il centro della vita.  E ricordarle in un giorno in cui ci si ricorda anche di tutto ciò che le donne subiscono a opera degli uomini - sul lavoro, in famiglia, in politica, nella Chiesa. 
Ma dobbiamo essere noi a guardare diversamente il mondo, farci riconoscere come persone, e fare in modo che i nostri figli siano educati a vedere le donne come esseri alla pari, con cui confrontarsi, con cui condividere il percorso della vita, in amore, ma anche nell'amicizia, sul lavoro. 
Ma questo lo dobbiamo volere noi, prima di tutto! 
Questo è l'augurio che rinnovo oggi alle donne di tutto il mondo. 

Mi piace essere la "padrona" della cucina... ma vi confesso che quando non ho voglia, o voglio uscire per svariati motivi, lascio il maritino ad arrangiarsi... perchè se non provano, non possono apprezzare!:-) 


E oggi torno in Emilia, ad un piatto tipico del modenese: le tigelle.
Se non le avete mai assaggiate, bisogna assolutamente rimediare. 
Se vi capitasse di passare per l'Emilia, cercate nei negozi di casalinghi il ferro per preparare le tigelle. Se invece passate lungo l'autostrada all'ora di pranzo o di cena, vi consiglio di abbandonare per una volta l'idea dell'autogrill, uscire a Campogalliano, e andare ad assaggiare le tigelle al Ristorante "I Laghi", a Campogalliano appunto. Tigelle e gnocco fritto - che prometto di pubblicare - accompagnati da ottimi salumi e formaggi molli, il battuto di lardo (classico accompagnamento alle tigelle) e il pinzimonio di verdure crude. Il ristorante punta molto sulla qualità e potete assaggiare anche altri piatti della cucina emiliana, preparati con molta cura dal proprietario-chef. Tra gli ingredienti anche qualche presidio Slow Food. Il ristorante è stato segnalato nelle ultime guide delle Osterie Slow Food, e ne consiglio vivamente la prova. La prima volta che vi andai fu nel 1989, e ci torno sempre molto volentieri. 

Qui la mia ricetta, fornitami sempre dalla stessa cugina che mi aveva fornito questa ricetta che a sua volta l'ha avuta da un'amica modenese. E mi scuso in anticipo con i modenesi e gli emiliani in genere se abbiamo farcito le tigelle in maniera meno ortodossa... ma vi assicuro che erano buonissime! 

Ingredienti per 3-4 persone

500 gr di farina 0
1/2 cubetto di lievito di birra 
1/2 bicchiere di acqua tiepida
180 di latte
1 cucchiaio di olio
1 presa di sale 

Preparare 4-5 ore prima.
Sciogliete il lievito di birra nell'acqua. 
Portare il latte a temperatura ambiente (io nel Bimby, 1', 37°, vel. soft). Impastare tutti gli ingredienti - aggiungendo il sale per ultimo - su una spianatoia (io nel Bimby: 2' a spiga). 
Lasciare lievitare per 3-4h. Stendere l'impasto con mattarello, lasciandolo alto circa 1 cm. Fare i cerchietti con un bicchiere - io con il taglia ravioli da 8 cm. Lasciare lievitare ancora 1 h. coperti. Cuocere e servire con salumi di buona qualità - prosciutto crudo, prosciutto cotto, mortadella, coppa, pancetta - e formaggi morbidi di buona qualità - squacquerore, certosa, stracchino - verdure grigliate e condite - melanzane, peperoni, zucchine. 
L'ideale è accompagnare le tigelle anche un un pinzimonio di verdure di stagione: finocchi, carote, sedano, insalata belga etc. 
Noi abbiamo anche utilizzato funghi sottolio e peperoni in agrodolce - le conserve dell'estate - la cui ricetta potete trovare qui. Potete provarle anche dolci con la marmellata o la crema gianduia. 
Le tigelle si conservano morbide in un sacchetto per alimenti per qualche giorno. In alternativa, se ne rimangono (e sottolineo SE) potete congelarle. 


Approfitto di questo post per ringraziare "Una luna per..." che mi ha donato questo graditissimo premio: 


PS: durante il week end avrò tempo di passare a visitare i miei blog preferiti e coglierò l'occasione per donarlo a 10 di voi!:-) 


Alla prossima! 
Maria Luisa:-) 


lunedì 4 marzo 2013

Macaron, mon cherie!


Ebbene si, i macaron non ci avevo proprio pensato a farli! 
Un po' perchè le cose "meringate" non le amo più di tanto; un po' perchè dovunque leggevo la ricetta sembrava una cosa difficilissima.. ma Alessandro li ha visti in giro su internet, quando navighiamo insieme tra blog di cucina, e ha deciso che li voleva. Volevo già prepararli per il suo compleanno, ma non ho fatto in tempo. E poi sapete cosa succede: quando le cose ti servono non capita mai di averle! Quante volte mi è capitato di avere albumi che giacevano in frigo, mi dispiaceva buttarli, ma ogni volta mi dovevo inventare qualcosa? Ecco, adesso che mi sarebbero stati utili, meglio se vecchi di qualche giorno, non mi capitava di averne. Allora mi sono incaponita e ho cercato un dolcetto da fare solo con i tuorli... ecco perchè poi, cerca che ti ricerca, ho riprovato la Sbrisulona Mantovana (la trovate qui) che prevedeva solo tuorli!:-) Quindi soddisfazione doppia. Perchè anche la sbrisulona meritava di essere rifatta!:-) 
E dopo che finalmente abbiamo messo ad invecchiare in frigo due albumi, cerchiamo le ricette, sempre insieme ad Alessandro: quelle che ci ispiravano, che ci piacevano di più. Io anche in base alla chiarezza delle indicazioni date. E poi ho paragonato le ricette selezionate. Di procedimenti fondamentalmente ne ho trovati due, questo è uno, ma voglio provare anche l'altro! Proporzioni invece diverse. Alla fine abbiamo deciso che per cominciare avremmo dato fiducia alla ricetta dei macaron pubblicata sul blog "Dissapore" (che trovate qui), e provare la ricetta versione cioccolatosa per il ripieno che trovate qui, sul blog "Cappuccino e Cornetto". 


E per quanto non avessi il famoso tappetino per i macarons, ci siamo arrangiati. Presa una monetina da 2€, fatti i cerchietti sulla carta da forno, utilizzata poi sul lato opposto. Per quanto l'impasto mi sembrava fosse perfetto alla prova nastro (vedi sotto) il cerchio non si è esattamente "fissato", e come potete vedere dalle foto, sono tutti diversi - ma le coppie come per i baci di dama e i baci di frolla montata, le abbiamo trovate.... 
Continuano a non sembrarmi perfetti, ma il sapore è buono. 
Li avrei mangiati tutti anche senza ripieno. 
Bisogna allenarsi, come in ogni cosa. 
E Alessandro già chiede di rifarli, di altri colori.... 
Ci vuole molta pazienza per prepararli. 
Ma è una bella soddisfazione! 
Perchè non basta una ricetta perfetta per ottenere dei macaron perfetti: bisogna provare e riprovare, sbagliare e ricominciare... eppure il leit motiv che  gira in questi giorni nel nostro paese è che governare sia facile.... ops.... mi è sfuggito, sto divagando!!!! 

E adesso vi racconto come ho preparato i miei primi macaron.

Ingredienti per 60 bottoncini (quindi 30 macaron):

112 gr di zucchero a velo
62 gr di mandorle pelate
12 gr di zucchero semolato
2 albumi (75gr)
2 gocce di limone
poco zucchero
coloranti in polvere
per la farcia
65 gr di burro
40 di cioccolato fondente
35 di zucchero

Gli albumi devono essere vecchi di qualche giorno. Quindi preparateli e teneteli in frigo almeno un paio di giorni, coperti con pellicola. Prima di utilizzarli lasciateli fuori dal frigo per 6h (questo procedimento va bene per gli albumi da cuocere, ma non per consumarli a crudo). 
Ho proceduto così: polverizzato mandorle e zucchero nel Bimby (o in assenza in un mixer) e passato il tutto in un passino. 
Ho montato separatamente gli albumi con il limone e il sale. Non devono essere montati a neve ferma, devono rimanere morbidi. A questo punto è il momento, se volete, di aggiungere il colorante. Ne basta veramente poco. Anche se avevo poco albume l'ho diviso (previa pesata) in 3 ciotoline e aggiunto colorante con 3 colori diversi. Finire di montare, senza far indurire l'albume - giusto il tempo per amalgamare il colore. Per es. penso che quelli rosa si siano un po' aperti proprio perchè quell'impasto mi è sfuggito di mano e ho montato troppo l'albume.... 
Ho aggiunto quindi lo zucchero miscelato alla farina di mandorle, sempre col peso diviso per tre. 
A questo punto lavorate con una spatola di silicone. Consiglio di non versare lo zucchero e le mandorle sopra gli albumi, ma di versarli lateralmente, in modo da poterli incorporare all'albume poco per volta, delicatamente. Quando il tutto sarà amalgamato avrete un "impasto" liscio, e sarà pronto quando riuscirà perfettamente la prova del nastro - cioè facendo scendere dalla spatola l'impasto scenderà come un nastro e sarà riassorbito velocemente dall'impasto stesso. 
Mettete quindi l'impasto in una sac a poche con beccuccio liscio e fate i vostri cerchietti su una teglia coperta con carta da forno. 


Lasciate asciugare per 1-2 ore. Saranno pronti da infornare quando toccandoli non si appiccicheranno alle dita. 
Infornate a 150° per 14'. Lasciate raffreddare completamente prima di staccarli dalla carta. 
Per la farcia: ho polverizzato il cioccolato e lo zucchero nel boccale del Bimby e messo da parte. Senza lavare il boccale mettere il burro tenuto una mezzoretta a temperatura ambiente e lavorarlo a vel. 3-4 per 2-3', o fino a che non diventa crema. Aggiungere il cioccolato e lo zucchero e amalgamare bene. 
Mettere il composto in una sac a poche e farcire i vostri macaron. 
Questa crema nella ricetta originale prevedeva le mandorle al posto del cioccolato, ma naturalmente si possono usare tutte le varianti che vi vengono in mente. Cioccolato bianco o pistacchi per es.  


Teneteli in frigo e meglio se mangiati il giorno dopo.... io ho fatto in tempo a fare le foto... minacciando i miei due petit cherie di non avvicinarsi.... sembravano delle scimmiette impazzite.... 
Ma ce l'ho fatta... Provateli e non ve ne pentirete. 
Anche il fatto di essere "senza glutine" vi permette di invitare le amiche "sglutinate"! 
Io vi terrò informati sui prossimi esperimenti:-) 

Buona settimana e alla prossima! 
Maria Luisa:-) 


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